Notizie da facebook

Amore su Facebook, ma è una truffa
Carlo Mion

«Arrestata per errore, devo pagare l’avvocato»: gli spilla 23 mila euro «CHIEDO AIUTO». La giovane, 24 anni, racconta di non avere soldi, l’uomo, 28 anni, le invia diverse somme e cointesta l’auto Innamorarsi su «Facebook» e trovarsi col conto prosciugato «grazie» all’amata che poi nella realtà non era la «bellezza» immortalata nella foto postata nel profilo dalla ragazza. Alla fine l’innamorato truffato si è rivolto alla polizia denunciando l’accaduto.
Lui è mestrino, ha 28 anni, un lavoro sicuro e un gruzzoletto in banca. Anzi, aveva. Lei ha 24 anni, abita a Treviso ed è di origine nomade anche se da tempo la sua famiglia è stanziale. La vicenda ha inizio alcuni mesi fa. Il giovane come milioni di persone si iscrive alla community che in questo momento va per la maggiore. E in quel luogo d’incontro virtuale conosce una ragazza con cui messaggia. E’ una bella ragazza. Almeno stando alla foto che c’è nel profilo. Un messaggio tira l’altro. La reciproca simpatia si trasforma ben presto in attrazione. Reciproca, sembra. Stando a quanto anche lei sostiene nei messaggi. Di sicuro lui perde la testa per la giovane. Ad un certo punto il ragazzo vuole andare al sodo e incontrare la giovane. E qui comincia la vicenda comica. La ragazza risponde che le piacerebbe molto ma non può incontrare nessuno tranne i famigliari e tantomeno uscire di casa. Gli spiega di trovarsi agli arresti domiciliari perché sorpresa dai carabinieri in un cantiere edile è stata arrestata per furto. Anche se «naturalmente» lei non centra nulla. E non può far nulla visto che non ha 2.600 euro per l’avvocato che deve presentare la richiesta di libertà al Tribunale del riesame. E che problema c’è? Ci pensa lui, l’innamorato che brama per vederla. Ecco pronti i soldi in contanti. E siccome lei non può uscire, manda all’appuntamento il padre. Si raccomanda col ragazzo di non dire al padre il motivo dell’incontro e di consegnargli una busta chiusa con i soldi. Questo perché se il padre sa il motivo, dice lei, la riempie di botte. Naturalmente la «liberazione» della ragazza non è così automatica come spera il giovane che deve attendere e si deve accontentare degli incontri virtuali. E tra un sospiro, un bacio e l’amore declamato, tutto virtualmente, il tempo passa. Ma i soldi per l’avvocato non bastano. E ci mancherebbe altro. Ne servono altri e per questo la ragazza si rattristisce. Nei messaggi le faccine tristi si sprecano e lui naturalmente la consola. Non solo virtualmente, ma aprendo il portafogli. O meglio attingendo denaro dal conto corrente. Altro incontro col padre e altri soldi nella busta destinata all’amata. In tutto lui sborserà 23.200 euro.
I due parlano di tutto. Delle loro famiglie, dei loro lavori, della quotidianità e di quanto sarà bello quando potranno vedersi di persona. Ma la quotidianità è fatta anche di difficoltà. Ne sa qualche cosa anche il padre della ragazza che lavora come restauratore di opere lignee in chiese della Croazia. Ha problemi perché rotta l’auto non può acquistarne una. E che problema c’è? Ci pensa il giovane innamorato. Basta poco, una visita ad una concessionaria di Mestre e un’auto nuova viene acquistata. Questa volta però viene presa una piccola precauzioone: l’auto è intestata al ragazzo e al padre dell’amata. Ma l’auto naturalmente finisce in Croazia dove la usa il padre restauratore.
Ma finalmente arriva il momento tanto atteso: i due giovani si possono incontrare. Si trovano a Treviso a casa della ragazza. E qui il mestrino si rende conto di essere stato ingannato. Anche perché la foto che la ragazza ha postato nel profilo risale a diversi anni prima e lei ora ha una ventina di chili in più. Scopre altre discrepanze rispetto a quanto raccontato dalla tanto virtulmente amata. E alla fine si rivolge alla polizia e sporge denuncia per truffa.
Ma molto probabilmente vedrà ben pochi soldi. Anche se la foto non era recente.(28 ottobre 2008)





Ritrovarsi su Facebook a sognare l'uccisione di Berlusconi 
Roberto Santoro
28 Ottobre 2008 

Sono in tre, Daniel, Mirko e Christian. Hanno aperto un gruppo su Facebook che si chiama “Uccidiamo Berlusconi”. Daniel è l’organizzatore dell’evento. Mirko il suo ispiratore morale. Christian l’ambasciatore della causa in Spagna. Se fossimo negli anni Settanta ci sarebbe da chiamare la Digos. Ma siamo nel 2008 e forse basta avvisare la neuro.
Una volta l’antiberlusconismo era una cosa di sinistra. Poi è arrivato Internet e l’odio verso il Cavaliere ha assunto un valore diverso: lo spettacolo, la voglia di farsi notare, i grilletti di Beppe e le manette di Marco. Ora c’è Facebook che “ti permette di aprire e condividere il tuo mondo con gli altri”. Per esempio uccidendo Berlusconi. Semplice, facile e banale (la banalità del male). E’ il nichilismo spicciolo di una generazione schiava del mouse.
Il sito è dedicato a tutti quelli che “considerano Berlusconi la più grossa tragedia italiana dopo Mussolini (o forse è peggio?)”. Ma la vera tragedia è un’altra: a Daniel & Co. servirebbe un maestro di storia davvero unico – nel senso di uno a testa, perché bisogna ripartire proprio dalle elementari.
I tre amministratori soffrono di una patologia neuropsichiatrica sempre più estesa tra le giovani generazioni: il complottismo, malattia infantile del totalitarismo googlocratico. Costoro credono che il mondo sia in mano a una Spectre che decide tutto delle loro vite. Berlusconi? “Un mafioso piduista amico dei preti”. In termini di schizofrenia paranoide questa definizione è un miracolo di sintesi. Non significa assolutamente niente ma rimanda a una cospirazione angosciosa quanto avviluppante.
Lasciamo ad altri la fatica di leggersi le centinaia di commenti che il gruppo ha accumulato nella sua bacheca. Sono una insostituibile lezione di rincoglionimento di massa. Ci spiegano come mai la generazione delle foto online non sarà mai in grado di trasformarsi in classe dirigente.
Grazie a Internet sta montando un’onda populista sempre più violenta e nazistoide che annulla ogni differenza tra destra e sinistra, partigiani e ragazzi di Salò. Gli amici di “Uccidiamo Berlusconi” non credono in niente se non alla propria identità da propagandare assiduamente e senza alcuna moralità. Non ci fosse Berlusconi troverebbero subito altri su cui sfogarsi (è attivo il gruppo contro “il crucco maligno” Papa Benedetto). Sono dei perdenti radicali e dei fessi digitali da curare col Ritalin prima che confondano il virtuale con la realtà.


Si definisce «single» su Facebook, il marito la uccide con una mannaia

LEI AVEVA CAMBIATO IL SUO STATUS SUL SITO QUATTRO GIORNI DOPO LA SEPARAZIONE

Si definisce «single» su Facebook,
il marito la uccide con una mannaia

Il 34enne Wayne Forrester si è subito dichiarato colpevole ed è stato condannato al carcere a vita. «Ha agito per rabbia»

Emma Forrester
Emma Forrester
LONDRA - Ha ucciso la moglie Emma con una mannaia da cucina perché la donna aveva dichiarato su Facebook di essere single e ieri l’uomo è stato condannato al carcere a vita. Il 34enne Wayne Forrester si era subito dichiarato colpevole del delitto, avvenuto a febbraio vicino Croydon, a sud di Londra, ma aveva tentato di giustificarsi dicendo di sospettare che la donna avesse una relazione e di essersi sentito umiliato, perché lei aveva cambiato il suo status sul sito di social networking appena quattro giorni dopo la separazione.

RABBIA E RISENTIMENTO - Una versione che non ha impietosito la corte, che lo ha riconosciuto colpevole di omicidio. «Non ci sono scuse all’atto commesso – si legge nelle dichiarazioni rese ai giornali dal giudice Brian Barker – perché la signora Forrester aveva chiuso la relazione e il marito ha agito spinto dalla rabbia e dal risentimento». Chiamati dai vicini alle 6.30 del mattino, spaventati dalle urla provenienti dalla casa di Emma, i poliziotti hanno trovato Forrester che ne usciva con un cartone di succo di frutta in mano e, alla loro vista, ha subito confessato il delitto («Chi vi ha chiamato? Mia moglie è dentro, l’ho uccisa»). Una volta varcata la soglia, gli agenti hanno avuto la terribile conferma: all’interno c’era la donna in un lago di sangue. Accanto al corpo martoriato (è stata colpita al collo, alla testa, allo stomaco e alle braccia), un coltello da cucina e, in un’altra stanza, la mannaia ancora sporca.

ALCOL E COCAINA - Durante il processo, è emerso che Forrester aveva forzato la porta d’ingresso per introdursi nella casa che aveva diviso per 15 anni con la moglie. Non solo. Stando alle indagini, l’uomo aveva anche bevuto parecchio e assunto cocaina pochi minuti prima di mettersi in macchina e di guidare per 15 miglia (poco più di 24 km) per raggiungere il luogo del delitto. Come riportano «Sun» e «Daily Mail», il matrimonio era in crisi da tempo e mentre l’uomo cambiava di continuo occupazione, la moglie faceva addirittura due lavori per mantenere la famiglia. Dopo la separazione, Forrester sarebbe andato a vivere a casa della sorella a Paddington, continuando però a telefonare a Emma per minacciarla di morte: la donna era talmente terrorizzata che chiese spesso al padre Robert di stare con lei, perché temeva per la sua vita. Secondo quanto stabilito dalla corte, l’omicida dovrà passare in carcere almeno 14 anni. «Emma mi aveva buttato fuori di casa – si legge in una dichiarazione spontanea resa da Forrester dopo il delitto – e aveva postato un messaggio su Internet dicendo a tutti che mi aveva lasciato e che era interessata a incontrare altri uomini. Mi sono sentito umiliato e devastato da questa cosa. Quanto all’omicidio, mi sembrava che fosse qualcun altro ad attaccare Emma e io non avevo il controllo di quello che stavo facendo».

Simona Marchetti
18 ottobre 2008

Cardinal Sepe su Facebook, "Ho centinaia di amici"

La sua foto e il suo profilo sono comparsi la settimana scorsa tra i componenti del social network più famoso del mondo
La febbre del social network ha contagiato anche la Chiesa? Sembrerebbe di sì. C'è anche il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, su Facebook. La sua foto e il suo profilo sono comparsi la settimana scorsa tra i componenti del social network più famoso del mondo e hanno subito destato l'attenzione dei naviganti. Tanto che il cardinale ha comunicato di tenere una media di 200 nuove amicizie al giorno.

Sul profilo del cardinale, che è curato da Carmine Grovino (responsabile anche del sito della Curia di Napoli) Sepe ci informa di aver studiato al seminario di Aversa e di aver frequentato la Pontificia Università Lateranense. Stando a Facebook, l'Arcidiocesi di Napoli è il suo “datore di lavoro”. Un termine al quale non avremmo mai pensato.

In pochi giorni di frenetica attività sul web, cardinal Sepe si è già iscritto a dieci gruppi. Scopriamo che è un fan di Don Bosco, amico delle Acli nel mondo e che sostiene la causa dei cristiani in India, tormentati nelle ultime settimane.

“Bisogna andare laddove c'è la gente” - ha commentato divertito Sepe – e se la gente è su Facebook, noi andiamo anche là”. Come è lecito aspettarsi, tra gli oltre 750 amici di Sepe i napoletani sono la maggioranza. “Mi scrivono in tutte le lingue – ha detto – ma il napoletano è sempre la lingua più bella e più usata”.

(28 ottobre 2008)

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