
Si definisce «single» su Facebook, il marito la uccide con una mannaia
LEI AVEVA CAMBIATO IL SUO STATUS SUL SITO QUATTRO GIORNI DOPO LA SEPARAZIONE
Si definisce «single» su Facebook,
il marito la uccide con una mannaia
Il 34enne Wayne Forrester si è subito dichiarato colpevole ed è stato condannato al carcere a vita. «Ha agito per rabbia»

Emma Forrester
RABBIA E RISENTIMENTO - Una versione che non ha impietosito la corte, che lo ha riconosciuto colpevole di omicidio. «Non ci sono scuse all’atto commesso – si legge nelle dichiarazioni rese ai giornali dal giudice Brian Barker – perché la signora Forrester aveva chiuso la relazione e il marito ha agito spinto dalla rabbia e dal risentimento». Chiamati dai vicini alle 6.30 del mattino, spaventati dalle urla provenienti dalla casa di Emma, i poliziotti hanno trovato Forrester che ne usciva con un cartone di succo di frutta in mano e, alla loro vista, ha subito confessato il delitto («Chi vi ha chiamato? Mia moglie è dentro, l’ho uccisa»). Una volta varcata la soglia, gli agenti hanno avuto la terribile conferma: all’interno c’era la donna in un lago di sangue. Accanto al corpo martoriato (è stata colpita al collo, alla testa, allo stomaco e alle braccia), un coltello da cucina e, in un’altra stanza, la mannaia ancora sporca.
ALCOL E COCAINA - Durante il processo, è emerso che Forrester aveva forzato la porta d’ingresso per introdursi nella casa che aveva diviso per 15 anni con la moglie. Non solo. Stando alle indagini, l’uomo aveva anche bevuto parecchio e assunto cocaina pochi minuti prima di mettersi in macchina e di guidare per 15 miglia (poco più di 24 km) per raggiungere il luogo del delitto. Come riportano «Sun» e «Daily Mail», il matrimonio era in crisi da tempo e mentre l’uomo cambiava di continuo occupazione, la moglie faceva addirittura due lavori per mantenere la famiglia. Dopo la separazione, Forrester sarebbe andato a vivere a casa della sorella a Paddington, continuando però a telefonare a Emma per minacciarla di morte: la donna era talmente terrorizzata che chiese spesso al padre Robert di stare con lei, perché temeva per la sua vita. Secondo quanto stabilito dalla corte, l’omicida dovrà passare in carcere almeno 14 anni. «Emma mi aveva buttato fuori di casa – si legge in una dichiarazione spontanea resa da Forrester dopo il delitto – e aveva postato un messaggio su Internet dicendo a tutti che mi aveva lasciato e che era interessata a incontrare altri uomini. Mi sono sentito umiliato e devastato da questa cosa. Quanto all’omicidio, mi sembrava che fosse qualcun altro ad attaccare Emma e io non avevo il controllo di quello che stavo facendo».
Cardinal Sepe su Facebook, "Ho centinaia di amici"
Sul profilo del cardinale, che è curato da Carmine Grovino (responsabile anche del sito della Curia di Napoli) Sepe ci informa di aver studiato al seminario di Aversa e di aver frequentato la Pontificia Università Lateranense. Stando a Facebook, l'Arcidiocesi di Napoli è il suo “datore di lavoro”. Un termine al quale non avremmo mai pensato.
In pochi giorni di frenetica attività sul web, cardinal Sepe si è già iscritto a dieci gruppi. Scopriamo che è un fan di Don Bosco, amico delle Acli nel mondo e che sostiene la causa dei cristiani in India, tormentati nelle ultime settimane.
“Bisogna andare laddove c'è la gente” - ha commentato divertito Sepe – e se la gente è su Facebook, noi andiamo anche là”. Come è lecito aspettarsi, tra gli oltre 750 amici di Sepe i napoletani sono la maggioranza. “Mi scrivono in tutte le lingue – ha detto – ma il napoletano è sempre la lingua più bella e più usata”.
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